Blog di Studio di Psicologia abc

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Le condizioni del gioco di relazione nel bebè

PsicomotricitàPosted by Dott.ssa Valentina Campetelli Sun, January 20, 2019 23:05:15


Il gioco del bebè non è sempre un gioco relazionale, e certamente è differente dal gioco del bambino. In questa fase della vita, tuttavia, si pongono le basi per il gioco di relazione e inter-soggettivo più maturo.
Bernard Golse, neuropsichiatra infantile e psicoanalista, docente di psichiatria infantile e dell'adolescenza all'Università Paris-Descartes (Paris V), autore di scritti importanti sulla primissima infanzia e sullo sviluppo psichico nelle fasi precoci di vita, spiega quali sono le condizioni del GIOCO RELAZIONALE NEL BEBE'.

1. La MALLEABILITA' dell'altro

... che restituisce al bambino la sensazione profonda di poter "toccare" e modificare l'adulto attraverso le sue azioni e l'interazione, di poter "lasciare una traccia". Ciò crea una base sicura e un sentimento di auto-efficacia e costituisce il punto di partenza fondamentale per il futuro processo di differenziazione.


2. La NARRATIVITA' dell'altro

Non c'è esperienza possibile di gioco-insieme senza condivisione di piacere. Quando l'adulto traduce in parole ciò che il bambino esprime a livello corporeo ("hai fame", "forse hai freddo", "hai sonno"...) o accompagna le sue azioni con la narrazione, il suo racconto ha senso per il bambino solo in un clima di piacere.
I primi giochi e scambi comunicativi tra adulto e bambino, quindi, sono "gioco" solo se veicolano una carica affettiva ed emozionale di piacere condiviso.


3. Il SIMILE e NON SIMILE dell'altro

Nel gioco il bebè comincia a scoprire l'altro. All'inizio è importante che l'adulto sia empatico e si comporti come un "molto simile" al bambino, sintonizzandosi sulle sue modalità e sui suoi ritmi comunicativi.
E' altrettanto importante, però, che introduca piccole differenze, scarti e asimmetrie, variando gradualmente le dinamiche, per favorire il cammino verso il gioco relazionale e l'inter-soggettività.

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LA CASA NELLA SEDUTA DI PSICOMOTRICITA'

PsicomotricitàPosted by Dott.ssa Valentina Campetelli Sun, December 02, 2018 14:43:07

Case..
... grandi, piccole, in alto, in basso, sicure, sbilenche, solide, incerte, ariose, impraticabili, castelli, tane, gallerie, bunker, con tetti che proteggon
o, con tetti leggeri e trasparenti per guardare il cielo e, di notte, le stelle... isolate, che si mettono in comunicazione attraverso strade, ponti, corridoi... di tutti, da soli, rifugi, luoghi di birbanterie, che ricordano la casa reale, o dove vige la legge dei bambini...
Le case costruite nelle sedute di psicomotricità dicono molto del mondo interno, della percezione di sé e del livello di organizzazione dei bambini.
Esse possono apparire se i bambini sono sufficientemente strutturati dal punto di vista affettivo, simbolico e cognitivo, ma allo stesso tempo aiutano a costuirsi, perchè restituiscono l'immagine e la percezione concreta della propria identità, individualità, possibilità di modificare la realtà attraverso l'azione e il pensiero.
Abitare la casa, abitare il proprio corpo, sentirsi bene in essi, riuscire a stare in un contenitore e riuscire a sentirsi contenitore di tutto quello che abita dentro di sé, fermarsi, riposarsi, ascoltare un racconto che parla anche di sé, entrare in contatto con il piacere delle emozioni vissute, farle proprie, costruirsi una storia...


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Psicomotricità in pillole

PsicomotricitàPosted by Dott.ssa Valentina Campetelli Wed, November 21, 2018 22:09:21

Partendo dalla dimensione corporea e del gioco, la Pratica Psicomotoria è un itinerario di maturazione proposto ai bambini per favorirne lo sviluppo del pensiero e della personalità.

E’ uno strumento privilegiato per ascoltare, conoscere, accompagnare il bambino nel suo percorso di crescita.
Lo aiuta nello sviluppo della personalità: a maturare la sicurezza di sé, a interagire positivamente con gli altri, a conquistare l’autonomia e a sviluppare le capacità intellettive.

Lo psicomotricista gioca per il bambino in un clima di ascolto ed accoglienza, permettendogli di entrare in un rapporto positivo e sereno con lo spazio, gli oggetti e le persone che gli sono vicine, stimolando così il passaggio dal movimento alla possibilità di fermarsi e pensare.

Questo punto è particolarmente importante per favorire nel bimbo il suo specifico modo di pensare e l’accesso all’apprendimento.

Quindi, la Psicomotricità può avere riscontri favorevoli sulla quotidianità familiare e scolastica del bambino, promuovendo il benessere e il superamento di eventuali difficoltà emotive e relazionali, attivandone le risorse e potenzialità.

In questo senso, è preventiva, ma interviene anche in situazioni problematiche(difficoltà affettive, intolleranza alle frustrazioni, difficoltà a controllare l’impulsività ed a gestire le emozioni…), delle quali può favorire l’evoluzione, evitando che si cristallizzino nel tempo.

Si tratta di un approccio in cui vengono sollecitate e messe in gioco le parti sane, uno spazio in cui non ci si occupa solo di una parte settoriale dello sviluppo, ma si punta all'attivazione dello sviluppo nella sua globalità.





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Psicomotricità 0-3 anni - la funzione dello SGUARDO

PsicomotricitàPosted by Dott.ssa Valentina Campetelli Mon, November 12, 2018 14:32:49




LO SGUARDO DELL’ADULTO, FUORI E DENTRO LA SALA DI PSICOMOTRICITA


La nascita del bambino è il momento di un incontro con uno sguardo, quello dell’adulto, che attua un riconoscimento. L’adulto riconosce l’esistenza del bambino, e gliela restituisce attraverso il suo sguardo.

Si potrebbe dire che il bambino esiste per la prima volta nello sguardo degli altri. Questo riconoscimento originario è alla base del lungo percorso che ciascuno fa verso la soggettivazione e l’individuazione.

Quando si dice che l’Io ha le sue radici ancorate nel corpo si intende proprio questo: il primo luogo in cui si ancora il senso di identità della persona è il corpo, non solo nella sua dimensione biologica ma anche, soprattutto, nella sua dimensione relazionale.

Donald Winnicott, noto psicoanalista, sosteneva che la madre (ma, si potrebbe dire, l’adulto significativo in generale) guardando il bambino, e scorgendo in esso una persona, rimandi al bambino questa stessa immagine.

E’ all’interno di relazioni significative, che veicolano emozioni ed affettività, che avviene lo sviluppo psichico e corporeo del bambino, e questo intreccio è indissolubile, tanto che il buon andamento delle une condiziona anche gli aspetti corporei, motori e cognitivi.

All’inizio della vita, non è solo lo sguardo a permettere il primo radicamento dell’Io nel corpo: anche il contatto, la manipolazione e il sostegno offerto dall’adulto che lo tiene in braccio, fanno sì che gradualmente il bambino identifichi nel proprio corpo un contenitore e che sviluppi un’immagine corporea. L’immagine corporea non è la conoscenza del corpo (come quella che può avere un adulto, fatta di nozioni rispetto alle parti del corpo ed ai loro rapporti reciproci, e che ha una componente cognitiva). Piuttosto, essa è un’immagine inconscia, che si nutre delle memorie profonde dei primi vissuti corporei e di relazione, e che riemerge sempre, in modo spesso inconsapevole, nel modo unico ed originale che ciascuno ha di abitare il proprio corpo, di sentirsi più o meno bene in esso, e di relazionarsi alle situazioni e agli altri.

Maria Montessori diceva: “I movimenti del bambino piccolo investono tutta la sua sfera esistenziale”.
Ciò significa che non è possibile scindere, nel bambino piccolo, strutturazione dell’identità, vita psichica ed affettiva, sensorialità e motricità. Essi si coordinano insieme, in un gioco continuo di travasi da una sfera all’altra, in cui i confini non esistono, e in un movimento globale di ogni bimbo attraverso le esperienze che concorrono alla sua crescita.

Col tempo, mano a mano che si struttura, il bambino ha meno necessità di un contatto continuo, corporeo, visivo, uditivo, con gli adulti di riferimento per avere garantito un senso di continuità della sua esistenza. Ciò vuol dire che riesce a tollerare piccoli momenti di attesa in cui l’adulto non è immediatamente disponibile, senza sentire dispersa la propria integrità.

Questo avviene perché le esperienze ripetute fanno sì che si creino delle memorie profonde e delle “immagini”, sia delle interazioni con gli adulti importanti che dei propri vissuti ed acquisizioni corporei e motori. Lo sviluppo motorio fa sì che il bambino si senta sempre più in grado di controllare il proprio corpo e di modificare la realtà, e gradualmente il suo interesse si sposta anche sull’ambiente che lo circonda, si estende agli oggetti, agli spazi.

Quando il bimbo inizia a camminare l’esplorazione dello spazio si libera da ogni impedimento fisico, e il desiderio di scoprire il mondo ha un’accelerazione incredibile, tanto che alcuni autori parlano di “seconda nascita”. Con l’acquisizione della parola, poi, si guadagna uno strumento che permette di “stare vicini nella distanza” e di veicolare i propri pensieri, stati d’animo, desideri, intenzioni senza bisogno che ci sia uno stretto contatto corporeo, che è invece necessario all’adulto per comprendere lo stato in cui si trova il suo bambino quando è molto piccolo, per capire se sta bene o male, se ha fame, sonno, se si sta agitando o è invece rilassato, e così via.

Dalla comunicazione “tonica” si passa ad una comunicazione più mediata, veicolata da strumenti simbolici come la parola.

A questo punto, però, talvolta accade che gli adulti ritengano che i bimbi siano sufficientemente grandi da non avere più bisogno di quel “rispecchiamento” che abbiamo visto essere fondamentale nelle prime fasi della vita e che sta all’origine del senso di identità, corporea e psichica, della persona. Come se l’accesso alla dimensione della parola diminuisse molto le distanze adulto/bambino e permettesse ai “grandi” di applicare le proprie categorie di pensiero ai loro piccoli. Questo danneggia la capacità dell’adulto di sintonizzarsi sui bisogni del bambino: questa sintonizzazione doveva essere massima nei primi mesi di vita, quando il neonato dipendeva totalmente dalla mamma, ma continua anche nella crescita ad essere fondamentale affinché il bambino senta che l’adulto ha uno spazio mentale riservato a lui, che sia, cioè, disponibile.

La presenza mentale degli adulti funge da contenitore per il bambino, che sta imparando a conoscere e gestire le proprie emozioni e che, se da un lato è sempre più autonomo, dall’altro proprio per questa crescente autonomia ha bisogno di rassicurarsi rispetto alla solidità del legame con le persone amate.

Come Pollicino che si allontana da casa e vive delle avventure ma ha bisogno di lasciare delle tracce per tornare indietro, tutti i bambini devono sentire e sperimentare la certezza della presenza di un adulto che li accompagni nelle loro esplorazioni come presenza interiore stabile e che sia però sempre lì ad aspettarli nel momento in cui fanno rientro alla base. Altrimenti, si inibirebbe il desiderio di esplorare e di aprirsi agli altri, perché questo risulterebbe potenzialmente “pericoloso” per i legami più importanti, che sarebbero vissuti come incerti.

La disponibilità mentale dell’adulto verso il bambino fa la qualità del tempo passato insieme: non è importante tanto la quantità di tempo a disposizione per giocare, leggere storie, raccontarsi, fare cose insieme ai propri bimbi (anche perché, spesso, rispetto a questo siamo impotenti), ma quanto siamo presenti mentalmente a ciò che stiamo facendo, o che il nostro bimbo sta facendo. Questo tempo “pieno” che nasce dalla disponibilità viene immediatamente percepito dai bambini, che sentono allora di essere all’interno di una relazione rassicurante, stabile, affettivamente ricca. Si sentono importanti perché i grandi li guardano mentre fanno le loro conquiste, saranno fiduciosi di allontanarsi e di aprirsi al mondo perché la strada a ritroso è sempre percorribile.



Perché i percorsi Psicomotori genitore/bambino 0-3 anni:

All’interno delle sedute di psicomotricità genitore/bambino si ha la possibilità di sperimentare uno spazio dedicato, preservato dagli impegni, dalle richieste e dalla mancanza di tempo quotidiani, per fermarsi e porsi in ascolto del proprio bambino. Lo si può osservare giocare e giocare con lui, sentire le forti emozioni provocate da quanto vive in sala ed accompagnarlo in questo percorso nel modo più speciale che per lui possa esserci: diventare grande sotto lo sguardo di mamma e/o papà, affermando la propria identità, mostrando le proprie conquiste ma anche avendo la possibilità di tornare a “ricaricarsi” affettivamente quando ne sente il bisogno.

Non bisogna avere timore che, a causa della propria presenza, i bambini poi faranno fatica a “staccarsi” e non riusciranno ad entrare in sala di psicomotricità da soli, proprio per quanto detto sopra: la crescita del bambino ha dei tempi naturali, per cui gradualmente, se avrà potuto interiorizzare la stabilità della relazione con gli adulti importanti, spontaneamente non avrà più bisogno della presenza del genitore.

Vale quindi la pena di avere una presenza “attiva”, non solo nel gioco, ma, anche quando si è in una posizione più defilata, cogliendo l’occasione di osservare e mostrando la propria presenza con sguardo e parole, perché questo crea una grande qualità del tempo trascorso in sala e, invece che trattenere il bambino, sarà il trampolino di lancio per la sua capacità di giocare con i compagni e da solo in modo sereno e sicuro, anche senza di noi.





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Uno sguardo alla Psicomotricità

PsicomotricitàPosted by Valentina Campetelli Tue, November 06, 2018 15:07:28

La Pratica Psicomotoria educativa: cos’è, come vede la persona, a chi è rivolta, che obiettivi ha.


La Psicomotricità è una disciplina nata in Francia e sviluppatasi in diversi Paesi negli anni ’70, con l’intento di superare il dualismo corpo/mente e di approcciarsi con uno sguardo nuovo e globale al bambino.

In particolare, parleremo qui della pratica psicomotoria secondo il pensiero elaborato da Bernard Aucouturier.

Uno degli aspetti principali di questo pensiero è che esso coglie la persona nella sua globalità, come unità degli aspetti corporei, affettivi e cognitivi, senza prediligerne alcuni a scapito di altri.

L’espressività psicomotoria, termine di cui si sente spesso parlare ma che si fatica il più delle volte a definire, è il modo unico che ciascuno ha di abitare il proprio corpo, ed attraverso di esso esprimersi ed entrare in relazione con gli altri e con l’ambiente.

La Psicomotricità riconosce e rispetta l’originalità e singolarità della persona e della sua espressività psicomotoria, del suo vissuto e della sua storia affettiva profonda.

Quindi, non tende a semplificare ed omologare, ma piuttosto ad accogliere e valorizzare le differenze individuali; non sottolinea le difficoltà, ma coglie i punti di forza di ciascuno e parte da essi per sostenere e favorire lo sviluppo armonico di tutti gli aspetti della persona.

E’ una pratica a mediazione corporea, che si basa sui principi universali del gioco spontaneo e del movimento, all’interno di un contesto di relazione. Gioco e movimento sono i canali espressivi e comunicativi privilegiati durante l’infanzia: osservando il gioco dei bambini e la loro espressività psicomotoria, si può cogliere molto dello stato emotivo, del benessere o malessere che li attraversa, dei bisogni, desideri, punti di forza e difficoltà.

Lo psicomotricista è formato per “leggere” tutto questo, e per rispondervi attraverso gli stessi mezzi: il gioco, il corpo, il movimento, la comunicazione non verbale, l’uso degli oggetti, dello spazio, del tempo, della parola.

Questo permette al bambino di sentirsi accolto, ascoltato e compreso nei suoi bisogni profondi e di instaurare una relazione significativa durante le sedute, che divengono uno spazio importante e un po’ “magico”, nel quale i contenuti dell’immaginario, della fantasia, del mondo affettivo ed emotivo possono emergere e venire “giocati”, in un clima di sicurezza fisica e psicologica, garantito dallo psicomotricista.

Gli spazi della sala di Psicomotricità sono pensati proprio per favorire questo processo espressivo e di trasformazione: i materiali psicomotori favoriscono il gioco corporeo e di movimento, il gioco simbolico, l’espressività grafica, manipolativa e costruttiva, fornendo così molteplici canali per esprimere i vissuti emotivi.

Si tratta di materiali semplici e non strutturati rigidamente: materassi, cuscini, cubi, parallelepipedi e cilindri di gommapiuma, palle, stoffe di vari colori, consistenze, dimensioni… che possono essere investiti dalla fantasia di ciascun bambino in modo assolutamente originale, e si prestano a moltissime proiezioni e trasformazioni.

Ad esempio, un cubo può divenire una macchina, un mattone di una casa, un trampolino, uno scudo, una palla da lanciare, un oggetto prezioso di un tesoro… qualsiasi cosa “serva” al bambino in un dato momento.



Si creano così dinamiche di gioco individuali e collettive, nelle quali l’adulto si coinvolge attivamente, e che divengono lo scenario di cambiamenti e trasformazioni, sotto due aspetti: in sala, degli spazi, dei materiali, dei ruoli e delle dinamiche di gioco; e fuori dalla sala, perché gradualmente le esperienze vissute dai bambini durante la seduta vengono interiorizzate, innescando cambiamenti anche nella quotidianità.

Questa interiorizzazione progressiva è resa possibile da diversi elementi:

- La presenza dello psicomotricista e degli altri compagni di gioco, che garantisce una “testimonianza” di quanto vissuto: conquiste, avventure, esperienze, storie e narrazioni;

- L’intervento dello psicomotricista, che aiuta il bambino a mettere dei pensieri sulle proprie azioni, a esprimere e dare senso alle emozioni vissute, per favorirne una integrazione positiva e costruttiva;

- L’importanza data ai momenti di rielaborazione, attraverso: il disegno libero, le costruzioni, il racconto, le storie. Così ciascun bambino ha la possibilità di vivere uno spazio e un tempo in cui si sospende l’azione per lasciare decantare le emozioni ed esprimersi attraverso un canale differente, simbolico.

E’ un vero e proprio passaggio dall’azione al pensiero.

Le produzioni di ciascun bambino, inoltre, vengono raccolte e creano la “storia” del suo percorso.

Di solito i bambini ricordano perfettamente la maggior parte dei loro disegni e li sanno addirittura collocare temporalmente: questo mostra quanto intensamente vivano le sedute di Psicomotricità!

A chi è rivolta la Psicomotricità?

E’ adatta a tutti i bambini, perché:

- si tratta di un’attività che sostiene lo sviluppo e la maturazione a tutti i livelli: motorio, affettivo, relazionale e cognitivo, favorendone l’integrazione armonica;

- è un’attività che accompagna il processo di strutturazione dell’identità che ogni bimbo vive nel corso del suo sviluppo;

- è piacevole e promuove il benessere;

- ha un valore fortemente preventivo rispetto ai possibili disagi della crescita;

- interviene a sostenere il bambino anche nelle situazioni di maggiore difficoltà, presenti o che possono emergere durante lo sviluppo;

- non richiede prestazioni standardizzate ed ha obiettivi individualizzati, nel rispetto dei tempi e delle modalità di ciascuno;

- è diversificata in base all’età: i bambini di età diverse fanno giochi diversi, vanno a velocità differenti ed hanno bisogni particolari legati alla propria fase dello sviluppo. I gruppi di Psicomotricità sono formati tenendo conto dell’età e delle caratteristiche dei bambini.

Obiettivi generali:

- Sostiene la formazione di un’immagine positiva di sé e della fiducia che permettono di sentirsi bene nelle situazioni conosciute e di affrontare positivamente quelle nuove;

- Favorisce la capacità di stare nelle relazioni in modo positivo, costruttivo, autentico (essendo sé stessi) e perciò gratificante;

- Favorisce la regolazione emotiva ed i processi di pensiero e cognitivi;

- Favorisce l’integrazione dell’aggressività, che, se canalizzata ed espressa in modo non distruttivo per sé e per gli altri, è alla base della possibilità di affermarsi ed esprimere autenticamente e serenamente i propri desideri, pensieri, le proprie opinioni, intenzioni e volontà;

- Favorisce la socializzazione, la cooperazione, la collaborazione, nel rispetto delle differenze individuali;

- Rafforza la capacità di vivere i limiti dati dall’adulto e posti dalle situazioni quotidiane, e di superare la frustrazione in modo positivo.

- Favorisce la creatività e le capacità espressive.





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La meditazione nei bambini

Meditazione eTraining AutogenoPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Thu, September 27, 2018 09:37:03

PERCHE' LA MEDITAZIONE PER I BAMBINI?

Sono in aumento le evidenze scientifiche per cui la meditazione risulti essere efficace anche in età evolutiva, tanto che tale pratica si sta avviando anche nelle scuole italiane.

Esistono molteplici tipi di meditazione, quella di cui discuteremo ora in relazione all'età evolutiva si tratta della meditazione mindful. In generale la meditazione è una pratica che autoregola il corpo e la mente, è quindi un'azione squisitamente attiva della persona che va ad interessare gli eventi mentali attraverso una stimolazione specifica. Nella pratica la persona viene guidata da un conduttore ad eseguire degli esercizi su corpo e mente, tali esercizi si possono condurre da fermi e anche in movimento. Dopo un primo training tali esercizi si potranno condurre anche in autonomia e in qualsiasi luogo.

Nella meditazione possiamo individuare due principali forme di modalità: concentrazione e mindfulness. La concentrazione è una forma di consapevolezza univoca, in cui per un certo periodo di tempo, solitamente graduale, si presta attenzione ad un solo elemento, dentro o fuori di noi. La mindfulness invece richiama l'attenzione al momento presente, sulle nostre percezioni e sulla conseguenza dei nostri pensieri. La mindfulness è una meta-consapevolezza su pensieri, emozioni e sensazioni. E' uno sguardo ad essi privo di pregiudizi.
Da una attenta riflessione si evince che da un punto di vista cognitivo lo stato mentale mindful è molto più vicino alla condizione naturale della mente infantile, che a quella della mente adulta. Il pensiero del bambino è maggiormente predisposto al presente ed esprime emozioni e sensazioni senza preoccuparsi, molto spesso, del giudizio degli altri. Tale predisposizione fa sì che tale attività sia solitamente ben accetta dal bambino e conforme alle sue caratteristiche emergenti. Il bambino quindi, tramite adeguate attività, si sperimenterà in esercizi a lui consoni che gli consentiranno di potenziare le proprie abilità cognitive quali:
- prestare maggiore attenzione,
- essere più concentrato,
- migliorare la propria memoria di lavoro,
- diventare più strategico nella risoluzione di problemi
- migliorare la capacità di pianificazione e di ragionamento.

Gli esercizi avranno una importante ricaduta anche sul piano emotivo e relazionale. I gruppi di meditazione sono occasioni di socializzazione, accettazione e rispetto dell'altro. Sul piano emotivo il bambino diventerà esploratore delle proprie emozioni, potenziando la sua capacità di riconoscimento e gestione delle stesse. Bambini che sono carenti nelle abilità menzionate, potranno beneficiare del percorso ed uscirne potenziati.

Avvicinare i bambini alla mindfulness significa dare loro una possibilità di strutturare la propria esistenza in maniera consapevole, gioiosa, propositiva, accogliente e aperta, senza pregiudizi e preconcetti su se stesso e su gli altri.








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Non dimenticare mai...di giocare!

Conosciamo i giochiPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Fri, March 03, 2017 14:34:15

IL GIOCO, UN ASPETTO DA NON SOTTOVALUTARE ANCHE NELLA VITA DEGLI ADULTI

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione” diceva il noto filosofo Platone.

Che sia forse questo il motivo per cui un adulto, a volte, si sente troppo “grande” per giocare?!

Il gioco ha la grande potenzialità, tra le tante che ha, di svelare parte di ciò che siamo, di rivelare parte della nostra persona, sia a noi stessi sia agli altri. Questo il motivo per cui nella clinica evolutiva il gioco è ampiamente studiato e analizzato. Peccato sia poco utilizzato nella clinica dell’adulto, il risultato sarebbe senza meno interessante.

Il gioco libero, quello “senza scopo di lucro” per intenderci, è anche il tipo di gioco che si manifesta nell’adulto con più rarità, quello di fronte a cui l’adulto spesso si ritrae a scapito purtroppo di altre modalità “ludiche”.

Giocare non significa MAI fare qualcosa di improduttivo ed inutile, a tutte le età.

Il gioco ha tante potenzialità nell'adulto:

- allenta le tensioni,

- stimola la creatività e le connessioni cerebrali,

- crea relazione,

- allena la flessibilità mentale,

- restituisce energia e voglia di vivere.

Il gioco diverte, rilassa e fa ridere.


Nello specifico i giochi di logica incuriosiscono e a volte sono dei veri rompi-capo, come per esempio Camouflage, un gioco di logica 6-99 anni.

I pesci nel mare e gli orsi sui ghiacci, questo è l’obiettivo del gioco, camuffare gli animali nel loro habitat. Il gioco presenta 48 livelli e 6 tesserine in plexiglass da combinare nel quadrato di gioco. Completare il gioco è davvero arduo, una bella sfida per grandi e bambini!

Il gioco aiuta la salute e lo pensiamo anche noi di Studio abc che nella nostra sala d'attesa, accanto a riviste e buona musica proponiamo ai nostri clienti di…giocare!


Le attese saranno più divertenti, salutari e meno noiose!

Grazie Naturgiocando Senigallia, al prossimo gioco!















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Arteterapia e il suo particolare valore nell’età evolutiva

ApprendimentoPosted by Dott.ssa Laura Facchini Thu, February 16, 2017 06:36:57

Con il termine “Arteterapia” si intende l’uso delle discipline artistiche in una relazione di aiuto e supporto non necessariamente orientato alla cura, ma altresì rivolto all’amplificazione di un canale di comunicazione non verbale attraverso la scoperta e la riscoperta della creatività, al fine di prevenire l’insorgenza di comportamenti antisociali, per facilitare la socializzazione e per tentare il recupero di abilità perdute.
È quindi intuitivo come l’Arteterapia sia un tipo di intervento particolarmente consigliato in età evolutiva in quanto proprio questa fascia di anni possiede aspetti e caratteristiche che la rendono estremamente favorevole all’uso di metodologie di tipo creativo ed espressivo.

Gli obiettivi che normalmente si intendono perseguire in un laboratorio di Arteterapia sono:
- il miglioramento della motricità fine (mani e dita)
- il consolidamento e potenziamento delle abilità sociali (tramite lo scambio di materiali, la collaborazione in lavori eseguiti a più mani…)
- l’espressione libera della propria creatività e del proprio mondo interiore attraverso il “fare arte”
- la valenza abilitativa-riabilitativa delle esperienze di laboratorio nel caso di bambini in cui sia presente una disabilità intellettiva od una disarmonia evolutiva
- miglioramento di autocontrollo e cooperazione con il gruppo, rispetto delle regole, del sé e degli altri componenti.

I laboratori di Arteterapia presuppongono che le esperienze vengano sviluppate in ambienti protetti in modo da alimentare nell’individuo una sensazione di sicurezza e tranquillità volta al miglioramento della percezione dell’attività che verrà poi proposta.
Cit.”Definire le Artiterapie” – rielaborazione dell'articolo di Elena Giordano, Psicoterapeuta.





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