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A quale età avviare un bambino all'acquisizione della seconda lingua?

ApprendimentoPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Wed, January 18, 2017 01:22:54

A quale età avviare un bambino all’acquisizione della seconda lingua?

È vero, evidenze scientifiche lo illustrano: i bambini fanno meno fatica ad acquisire una seconda lingua, rispetto gli adulti. Comprendiamone insieme i motivi.

Entro i 5 anni di vita un bambino completa l’inventario fonetico e fonologico dei suoni e, più tardivamente, entro i 7-8 anni di età completa del tutto l’acquisizione della lingua attraverso l’apprendimento delle regole morfosintattiche. Un’educazione plurilingue che avvenga prima dell’acquisizione definitiva della lingua madre comporta grandi benefici per il bambino.

Quando il bambino acquisisce la seconda lingua mentre è ancora in atto il consolidamento della lingua madre le aree cerebrali che sottendono l’apprendimento del linguaggio, di entrambe le lingue, sono le medesime. Sembra ovvio, ma in realtà non lo è perché una volta consolidata la lingua madre potremmo dire che il periodo critico per l’acquisizione del linguaggio è terminato. Ciò comporta che l’apprendimento di una nuova lingua non avrà più sede solo nelle aree deputate al linguaggio, ma altrove, nelle aree deputate alla memoria esplicita per esempio. Ciò comporta che la seconda lingua verrà appresa su modello della prima, di conseguenza non avrà “identità” propria e l’apprendimento di quest’ultima sarà cognitivamente più dispendioso oltre che difficilmente associato ad una piena competenza. Le abilità fonologiche (pronuncia e intonazione) e le abilità grammaticali potranno subire importanti limitazioni.

Quando l’acquisizione di una lingua è sottesa dalle aree linguistiche, e ciò accade prevalentemente prima dei 5/6 anni, ad essere coinvolta è per lo più la memoria implicita, una delle forme di memoria più importante. Il coinvolgimento delle aree che sottendono la memoria implicita faranno sì che, una volta acquisita la lingua, la costruzione di una frase avverrà in modo quasi spontaneo e intuitivo. Questo fenomeno lo si può osservare tutte le volte che si costruisce una frase in lingua madre con verbi complessi e composti di cui si potrebbe anche ignorare modo e tempo, ma al contempo “qualcosa” ci fa dire che la frase è corretta oppure che, al contrario si ha la sensazione che la frase “non va” perché “suona male”… in questi casi c’è dunque qualcosa di profondo, quasi inconsapevole, che ci guida nella costruzione di un’espressione verbale. Questo beneficio lo si ha solo quando l’acquisizione della seconda lingua avviene contemporaneamente all'acquisizione della lingua madre.

Tuttavia quanto detto sopra non esclude che dopo il periodo critico o da adulti non si possano ottenere buoni risultati dallo studio di una lingua: raggiungere buoni livelli sarà sempre possibile, ma solo con grande motivazione, impegno e pratica quotidiana.

I benefici dal punto di vista cognitivo prevedono anche che gli individui esposti a più lingue avranno un’attenzione selettiva più efficiente. Questa maggiore abilità di controllo e di inibizione sembra aver origine dall’esercizio continuo che questi individui fanno per controllare ed applicare entrambe le lingue conosciute, a seconda del contesto di utilizzo.

Studi evidenziano come il bilinguismo sia un fattore protettivo contro il declino cognitivo. L’acquisizione/apprendimento di una seconda lingua andrebbe a costituire una scorta di neuroni, detta anche riserva cognitiva, che andrebbe poi a compensare la naturale morte neuronale.

Molteplici sono anche i vantaggi da un punto di vista sociale. A tal proposito si può affermare che un bambino bilingue sarà maggiormente facilitato ad entrare in contatto con culture diverse, dimostrerà di conseguenza verso esse maggiore tolleranza e sarà altrettanto possibile che avrà maggiori possibilità di inserimento nel mondo lavorativo.

In conclusione possiamo affermare che:

- - Non è mai troppo presto per avvicinare i bambini ad una seconda o terza lingua.

- - Nei primi anni di vita il cervello ha massima ricettività nei confronti del linguaggio.

- - L’immersione in una o più lingue dovrebbe avvenire durante l’asilo nido o la scuola dell’infanzia.

- - Il livello di competenza che si raggiunge in una lingua è fortemente correlato con l’età di acquisizione.

In ultimo si ricorda che non ci sono ragioni scientifiche per cui un bambino con disordini del linguaggio debba essere esonerato dallo studio della seconda lingua. Si può solo aggiungere che le tappe di sviluppo della seconda lingua potrebbero essere più lente.

Fondamentale è lo stato emotivo con cui il bambino si avvicina alla seconda lingua. L’utilizzo del gioco e della musica si connotano come elementi fondamentali per creare nel bambino le condizioni migliori per un’ottimale acquisizione della lingua.

Per ulteriori approfondimenti e bibliografia completa si veda:

- C. Crescentini, A. Marini, F. Fabbro (2012) “Competenza e disturbi di linguaggio nel plurilinguismo”, in EL.LE vol. 1-num. 3 pp. 531-547.

U. Bortolini (1995) Test PFLI. Prove per la valutazione del linguaggio infantile



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