Blog di Studio di Psicologia abc

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La meditazione nei bambini

Meditazione eTraining AutogenoPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Thu, September 27, 2018 09:37:03

PERCHE' LA MEDITAZIONE PER I BAMBINI?

Sono in aumento le evidenze scientifiche per cui la meditazione risulti essere efficace anche in età evolutiva, tanto che tale pratica si sta avviando anche nelle scuole italiane.

Esistono molteplici tipi di meditazione, quella di cui discuteremo ora in relazione all'età evolutiva si tratta della meditazione mindful. In generale la meditazione è una pratica che autoregola il corpo e la mente, è quindi un'azione squisitamente attiva della persona che va ad interessare gli eventi mentali attraverso una stimolazione specifica. Nella pratica la persona viene guidata da un conduttore ad eseguire degli esercizi su corpo e mente, tali esercizi si possono condurre da fermi e anche in movimento. Dopo un primo training tali esercizi si potranno condurre anche in autonomia e in qualsiasi luogo.

Nella meditazione possiamo individuare due principali forme di modalità: concentrazione e mindfulness. La concentrazione è una forma di consapevolezza univoca, in cui per un certo periodo di tempo, solitamente graduale, si presta attenzione ad un solo elemento, dentro o fuori di noi. La mindfulness invece richiama l'attenzione al momento presente, sulle nostre percezioni e sulla conseguenza dei nostri pensieri. La mindfulness è una meta-consapevolezza su pensieri, emozioni e sensazioni. E' uno sguardo ad essi privo di pregiudizi.
Da una attenta riflessione si evince che da un punto di vista cognitivo lo stato mentale mindful è molto più vicino alla condizione naturale della mente infantile, che a quella della mente adulta. Il pensiero del bambino è maggiormente predisposto al presente ed esprime emozioni e sensazioni senza preoccuparsi, molto spesso, del giudizio degli altri. Tale predisposizione fa sì che tale attività sia solitamente ben accetta dal bambino e conforme alle sue caratteristiche emergenti. Il bambino quindi, tramite adeguate attività, si sperimenterà in esercizi a lui consoni che gli consentiranno di potenziare le proprie abilità cognitive quali:
- prestare maggiore attenzione,
- essere più concentrato,
- migliorare la propria memoria di lavoro,
- diventare più strategico nella risoluzione di problemi
- migliorare la capacità di pianificazione e di ragionamento.

Gli esercizi avranno una importante ricaduta anche sul piano emotivo e relazionale. I gruppi di meditazione sono occasioni di socializzazione, accettazione e rispetto dell'altro. Sul piano emotivo il bambino diventerà esploratore delle proprie emozioni, potenziando la sua capacità di riconoscimento e gestione delle stesse. Bambini che sono carenti nelle abilità menzionate, potranno beneficiare del percorso ed uscirne potenziati.

Avvicinare i bambini alla mindfulness significa dare loro una possibilità di strutturare la propria esistenza in maniera consapevole, gioiosa, propositiva, accogliente e aperta, senza pregiudizi e preconcetti su se stesso e su gli altri.








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Non dimenticare mai...di giocare!

Conosciamo i giochiPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Fri, March 03, 2017 14:34:15

IL GIOCO, UN ASPETTO DA NON SOTTOVALUTARE ANCHE NELLA VITA DEGLI ADULTI

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione” diceva il noto filosofo Platone.

Che sia forse questo il motivo per cui un adulto, a volte, si sente troppo “grande” per giocare?!

Il gioco ha la grande potenzialità, tra le tante che ha, di svelare parte di ciò che siamo, di rivelare parte della nostra persona, sia a noi stessi sia agli altri. Questo il motivo per cui nella clinica evolutiva il gioco è ampiamente studiato e analizzato. Peccato sia poco utilizzato nella clinica dell’adulto, il risultato sarebbe senza meno interessante.

Il gioco libero, quello “senza scopo di lucro” per intenderci, è anche il tipo di gioco che si manifesta nell’adulto con più rarità, quello di fronte a cui l’adulto spesso si ritrae a scapito purtroppo di altre modalità “ludiche”.

Giocare non significa MAI fare qualcosa di improduttivo ed inutile, a tutte le età.

Il gioco ha tante potenzialità nell'adulto:

- allenta le tensioni,

- stimola la creatività e le connessioni cerebrali,

- crea relazione,

- allena la flessibilità mentale,

- restituisce energia e voglia di vivere.

Il gioco diverte, rilassa e fa ridere.


Nello specifico i giochi di logica incuriosiscono e a volte sono dei veri rompi-capo, come per esempio Camouflage, un gioco di logica 6-99 anni.

I pesci nel mare e gli orsi sui ghiacci, questo è l’obiettivo del gioco, camuffare gli animali nel loro habitat. Il gioco presenta 48 livelli e 6 tesserine in plexiglass da combinare nel quadrato di gioco. Completare il gioco è davvero arduo, una bella sfida per grandi e bambini!

Il gioco aiuta la salute e lo pensiamo anche noi di Studio abc che nella nostra sala d'attesa, accanto a riviste e buona musica proponiamo ai nostri clienti di…giocare!


Le attese saranno più divertenti, salutari e meno noiose!

Grazie Naturgiocando Senigallia, al prossimo gioco!















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A proposito del Carnevale…cosa significa per i bambini travestirsi e mascherarsi, e perché è importante che lo facciano?

Conosciamo i giochiPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Wed, February 08, 2017 18:41:26

Rispondiamo alle curiosità di Naturgiocando Senigallia

Ammettiamolo…mascherarsi piace un po’ a tutti, grandi e piccini.

Avere la possibilità di vedersi in vesti diverse, sperimentarsi e fingersi altro da sé incuriosisce e stimola chiunque.

Il Carnevale è per eccellenza la festa della maschera, il momento in cui mascherarsi è lecito e concesso a tutti, soprattutto agli adulti in quanto in realtà ai bambini è concesso quasi sempre, a volte solo con qualche limite…

Questa corretta “concessione” è di fondamentale importanza ed ha un ruolo significativo nello sviluppo psicologico del bambino. I bambini infatti si mascherano spesso e il “vestito” se lo creano da sé.

I bambini sono naturalmente portati all’imitazione, che è anche la prima ed importante forma di apprendimento. I bambini fanno come gli altri, sia adulti sia bambini. Indossano le scarpe della mamma, il cappello del nonno oppure un mestolo diventa un microfono e il bambino diventa un cantante!
Carnevale o no, il principio è sempre lo stesso:

Cosa accade nel bambino quando si maschera?
E perché è importante che lo faccia?

Il bambino sta giocando, che di per sé è una situazione divertente e motivante e lo sta facendo assumendo il ruolo di un’altra persona: è il gioco di ruolo. Quando si traveste, il bambino indossa i panni dell’altro, della mamma o del nonno, di un animale, di un astronauta o di una principessa, tutto ciò stimola in loro la creatività, ma soprattutto l’empatia, una sensibilità fondamentale per entrare in relazione con gli altri in ogni momento, da lì in avanti della loro vita.

Assumere il ruolo di un’altra persona è un input ad avviare una nuova relazione, fondata su nuove regole e con diversi stili di comunicazione.
Tali situazioni sono senza meno arricchenti per il bambino, un'occasione importante per creare spazi di gioco e condivisione con l'adulto e con i coetanei, per tali motivi vanno in ogni modo sostenute ed incentivate…non solo a Carnevale.

Il potere della fantasia consente ai bambini di diventare (e sentirsi) un leone…indossando una sola maschera di carta…se ci riflettiamo, è semplicemente magnifico!





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Divertirsi in fattoria: un gioco che stimola tante abilità e divertenti occasioni di gioco tra adulto e bambino

Conosciamo i giochiPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Wed, January 25, 2017 15:31:30

Divertirsi in fattoria – Fun farm

Età : 2+

Il gioco consiste nel trasportare le biglie attraverso dei canali. Per fare ciò il bambino deve impugnare la bacchetta magnetica e guidare le biglie attraverso i canaletti nel labirinto-fattoria. Se il bambino non segue il canaletto, la forza attrattiva tra bacchetta e biglia viene meno, e la biglia non si muove o scappa.

Le biglie non escono dal gioco, sono protette da una copertura in plastica trasparente, il gioco è in sicurezza.

Modalità di gioco:

- ---Per il bambino poco esperto tenere il gioco in piano. Mettere il gioco su un piano inclinato quando il bambino ha acquisito maggiore destrezza. In questo caso l’inclinazione potrebbe rendere il gioco più difficile.

- ---Il gioco può essere svolto in autonomia o con la guida di un adulto. L’adulto può supportare il gioco mostrandosi come guida o con semplici suggerimenti. Ad esempio “Ora portiamo tutte le biglie nella gallina/nella fattoria” o “Ora ci alterniamo, una biglia la porto io, e una la porti te”.

Il gioco si offre come stimolo per :

- l’avvio alla lateralizzazione (uso preferenziale di un emicorpo rispetto all’altro). La lateralizzazione si avvia nei primi mesi di vita e si conclude verso i 6-8 anni. Verso i 2-3 anni è possibile che il bambino sia ancora in una fase di studio, è possibile quindi osservare un bambino che si passa la bacchetta da una mano all’altra, se osserviamo ciò significa che il bambino sta facendo dei tentativi per capire con quale mano è più abile, lasciamolo fare senza pressioni.

- l’avvio ad una corretta impugnatura, che ricordiamo è quella a 3 dita. Se il bambino impugna male, piuttosto che correggerlo a parole, mostrarsi come esempio e sostenere il bambino a fare uguale.

- Potenziamento della coordinazione oculo-manuale. Il bambino deve seguire con gli occhi il canaletto e contemporaneamente muovere la bacchetta con la mano.

- Potenziamento del vocabolario di suoni e parole. Il gioco si svolge in una fattoria, ci sono tre animali: una gallina, un maialino ed una mucca. Si può ampliare il vocabolario del bambino sostenendo la pronuncia dei versi degli animali o del nome degli animali. Il gioco cattura l’attenzione anche per la vivacità dei colori, i quali possono essere nominati, cercati e individuati dal bambino.

- Potenziamento dell’orientamento spaziale. Il genitore potrebbe sostenere gli spostamenti indicando la direzione su/giù, destra/sinistra, diritto/obliquo, verticale/orizzontale. Quando il bambino sarà più grande potrà eseguire il gioco ad occhi bendati, muovendo la bacchetta mentre ascolta i suggerimenti di un adulto o viceversa, potrà anche essere l’adulto a svolgere il gioco su indicazione del bambino.

BUON DIVERTIMENTO!



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A quale età avviare un bambino all'acquisizione della seconda lingua?

ApprendimentoPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Wed, January 18, 2017 01:22:54

A quale età avviare un bambino all’acquisizione della seconda lingua?

È vero, evidenze scientifiche lo illustrano: i bambini fanno meno fatica ad acquisire una seconda lingua, rispetto gli adulti. Comprendiamone insieme i motivi.

Entro i 5 anni di vita un bambino completa l’inventario fonetico e fonologico dei suoni e, più tardivamente, entro i 7-8 anni di età completa del tutto l’acquisizione della lingua attraverso l’apprendimento delle regole morfosintattiche. Un’educazione plurilingue che avvenga prima dell’acquisizione definitiva della lingua madre comporta grandi benefici per il bambino.

Quando il bambino acquisisce la seconda lingua mentre è ancora in atto il consolidamento della lingua madre le aree cerebrali che sottendono l’apprendimento del linguaggio, di entrambe le lingue, sono le medesime. Sembra ovvio, ma in realtà non lo è perché una volta consolidata la lingua madre potremmo dire che il periodo critico per l’acquisizione del linguaggio è terminato. Ciò comporta che l’apprendimento di una nuova lingua non avrà più sede solo nelle aree deputate al linguaggio, ma altrove, nelle aree deputate alla memoria esplicita per esempio. Ciò comporta che la seconda lingua verrà appresa su modello della prima, di conseguenza non avrà “identità” propria e l’apprendimento di quest’ultima sarà cognitivamente più dispendioso oltre che difficilmente associato ad una piena competenza. Le abilità fonologiche (pronuncia e intonazione) e le abilità grammaticali potranno subire importanti limitazioni.

Quando l’acquisizione di una lingua è sottesa dalle aree linguistiche, e ciò accade prevalentemente prima dei 5/6 anni, ad essere coinvolta è per lo più la memoria implicita, una delle forme di memoria più importante. Il coinvolgimento delle aree che sottendono la memoria implicita faranno sì che, una volta acquisita la lingua, la costruzione di una frase avverrà in modo quasi spontaneo e intuitivo. Questo fenomeno lo si può osservare tutte le volte che si costruisce una frase in lingua madre con verbi complessi e composti di cui si potrebbe anche ignorare modo e tempo, ma al contempo “qualcosa” ci fa dire che la frase è corretta oppure che, al contrario si ha la sensazione che la frase “non va” perché “suona male”… in questi casi c’è dunque qualcosa di profondo, quasi inconsapevole, che ci guida nella costruzione di un’espressione verbale. Questo beneficio lo si ha solo quando l’acquisizione della seconda lingua avviene contemporaneamente all'acquisizione della lingua madre.

Tuttavia quanto detto sopra non esclude che dopo il periodo critico o da adulti non si possano ottenere buoni risultati dallo studio di una lingua: raggiungere buoni livelli sarà sempre possibile, ma solo con grande motivazione, impegno e pratica quotidiana.

I benefici dal punto di vista cognitivo prevedono anche che gli individui esposti a più lingue avranno un’attenzione selettiva più efficiente. Questa maggiore abilità di controllo e di inibizione sembra aver origine dall’esercizio continuo che questi individui fanno per controllare ed applicare entrambe le lingue conosciute, a seconda del contesto di utilizzo.

Studi evidenziano come il bilinguismo sia un fattore protettivo contro il declino cognitivo. L’acquisizione/apprendimento di una seconda lingua andrebbe a costituire una scorta di neuroni, detta anche riserva cognitiva, che andrebbe poi a compensare la naturale morte neuronale.

Molteplici sono anche i vantaggi da un punto di vista sociale. A tal proposito si può affermare che un bambino bilingue sarà maggiormente facilitato ad entrare in contatto con culture diverse, dimostrerà di conseguenza verso esse maggiore tolleranza e sarà altrettanto possibile che avrà maggiori possibilità di inserimento nel mondo lavorativo.

In conclusione possiamo affermare che:

- - Non è mai troppo presto per avvicinare i bambini ad una seconda o terza lingua.

- - Nei primi anni di vita il cervello ha massima ricettività nei confronti del linguaggio.

- - L’immersione in una o più lingue dovrebbe avvenire durante l’asilo nido o la scuola dell’infanzia.

- - Il livello di competenza che si raggiunge in una lingua è fortemente correlato con l’età di acquisizione.

In ultimo si ricorda che non ci sono ragioni scientifiche per cui un bambino con disordini del linguaggio debba essere esonerato dallo studio della seconda lingua. Si può solo aggiungere che le tappe di sviluppo della seconda lingua potrebbero essere più lente.

Fondamentale è lo stato emotivo con cui il bambino si avvicina alla seconda lingua. L’utilizzo del gioco e della musica si connotano come elementi fondamentali per creare nel bambino le condizioni migliori per un’ottimale acquisizione della lingua.

Per ulteriori approfondimenti e bibliografia completa si veda:

- C. Crescentini, A. Marini, F. Fabbro (2012) “Competenza e disturbi di linguaggio nel plurilinguismo”, in EL.LE vol. 1-num. 3 pp. 531-547.

U. Bortolini (1995) Test PFLI. Prove per la valutazione del linguaggio infantile



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Naturgiocando Senigallia:una piacevole scoperta

Conosciamo i giochiPosted by Dott.ssa Valentina Spadoni Sun, January 15, 2017 22:29:18

Al via la collaborazione tra Studio di Psicologia abc e Naturgiocando Senigallia; entrambe nuove realtà locali, entrambe accomunate dall’interesse verso il benessere dei più piccoli e delle loro famiglie.

L’idea di questa alleanza nasce dalla volontà, reciproca, di conoscere e condividere quali siano le abilità che un gioco può sollecitare in un bambino e soprattutto sostenere al meglio la relazione adulto-bambino. Questo perché è bene ricordare che un bambino apprende nella relazione. Offrire all’adulto suggerimenti, conoscenze e strategie per relazionarsi in maniera proficua con il bambino attraverso il gioco, rende lo stesso gioco strumento elettivo di crescita, conoscenza e apprendimento nonché occasione per eccellenza di scambio e relazione. Un gioco per un bambino non è un semplice passatempo e solo divertimento, è un “lavoro” se vogliamo citare Maria Montessori, ispiratrice anche della selezione di giochi di Naturgiocando.

Donare un gioco significa donare esperienza e conoscenza...donare un gioco è un atto d’amore.

Continuate a seguirci, a presto!

Studio di Psicologia abc

Naturgiocando Senigallia





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